venerdì 18 maggio 2012

La ragazza che legge le nuvole


Mi ha allietato la serata il romanzo di Elisa Castiglioni Giudici, pubblicato da Il castoro. Ho provato un piacere antico, un trasporto rinnovato per le storie piane, delicate, scritte con lingua pulita e tocco leggero. Ho visto i colori dell’India, annusato i suoi profumi e mi sono soffermata su brani che fanno riferimento al pensiero indiano, offerti al lettore attraverso la saggezza di una nonna. Poi sono rabbrividita come Leela, la giovane protagonista, nelle scarpe di tela che affondano nella neve del New England. Un romanzo di formazione molto semplice, che possono leggere le bambine all’inizio del loro apprendistato per diventare delle lettrici colte e raffinate. Fra le righe del plot, tenuto con armonia, un sottotesto sussurrato, fatto di piccole cose, rende questo testo ricco di senso. Mentre leggo con piacere mi chiedo se una lettura più avveduta della mia, la voce di un critico vero, non possa trovare questo romanzo troppo “facile”, troppo per bambini e non “per tutti”. Ecco il dichiarato intento di raccontare una storia ai ragazzi è, a mio parere, il suo grande pregio.
Forse è per questo che mi sono trovata così bene fra le pagine di questo romanzo, pagine che richiamano alla mia memoria quelle ricche di presenze femminili della Biblioteca dei miei ragazzi, edita da Salani. Anche là si conoscevano mondi lontani, si pativa per l’ingiustizia, trionfavano le idee giuste. Se di un esordio si tratta, congratulazioni vivissime! Le illustrazioni di Lucia Sforza, la cura tipografica del volume, ne accrescono la preziostà.
Grazia Gotti

giovedì 17 maggio 2012

Nonno verde


Acclamato dalla critica americana, Honor Caldecott Book 2012,  il nuovo album del grande Lane Smith é arrivato in libreria per  merito di Rizzoli, che dopo l'acclamatissimo Raccontare gli alberi, ritorna e meritevolmente insiste nel diffondere un sentimento “green”. In Francia i Verdi mandano al governo una giovane donna, così per dire.  Il libro, un capolavoro di scrittura e di visivo, vede protagonista  un bambino che racconta la vita del suo bisnonno.
"E' nato tanto tempo fa... prima dei computer, dei cellulari e della televisione. E' cresciuto in una fattoria con i maiali, il grano, le carote... E le uova. Quando faceva la quarta si é preso la rosolia (non dalle rose). E' dovuto rimanere a casa da scuola. Cosí ha letto storie di giardini segreti, di maghi e di piccole locomotive. Alle scuole medie ha rubato il suo primo bacio. Dopo le superiori, voleva studiare per diventare giardiniere... e invece é dovuto andare a fare una guerra mondiale. Ha incontrato la sua futura moglie in un piccolo caffé. Quando la guerra é finita, si sono sposati.
Hanno trascorso insieme molti anni felici senza litigare mai. Almeno cosí dice lui. Hanno avuto dei figli, tanti nipoti e un pronipote, che sono io. Prima si ricordava tutto. Ora é abbastanza vecchio e ogni tanto le cose se le dimentica, come il suo cappello di paglia preferito. ma le cose importanti é il giardino che le ricorda per lui." Tutto qui, una storia semplice, lineare, che dopo un incipit fiabesco, in poche battute riassume il senso di una vita. Ma il bambino che ascolta e che legge le pagine si trova catturato da un meccanismo visivo concepito e costruito con una stupefacente abilità. Il fantastico (inteso letteratura fantastica) irrompe in questa storia realistica, esce ed entra con assoluta libertà ad intrecciare i due piani. Tutto ció per la capacità di creare immagini, ritornando all'antica arte topiaria, forse una delle prime espressioni della creatività artistica.
Grazia Gotti

mercoledì 16 maggio 2012

Gilles, Giovanna, Teresa e Elsa


Tutto è iniziato quando domenica scorsa ho ritrovato in una libreria di remainders un vecchio Pagine a colori (Emme Edizioni, 1995), firmato Charles Perrault e Jean Claverie. Parlo ovviamente del loro Barbablu, che mi ha fatto ricordare la recente lettura di Giovanna D'Arco.
La scena iniziale del romanzo di Teresa Buongiorno vede infatti protagonista un signore dalla fama discutibile: occhi scuri, naso aquilino, barba così nera da parer blu, corporatura robusta.
Si tratta di Gilles de Rais, un fedele della pulzella d'Orleans, che a Metz nel 1436 crede di riconoscere in Giovanna des Armoises la ragazza dal vestito rosso.
Il piccolo libercolo illustrato da Claverie, scelto dalla stessa Buongiorno nel suo dizionario per illustrare alla lettera B la voce del terribile nobiluomo ha fatto scattare in me questa catena di relazioni che hanno portato al post di oggi.
Un piccolo testo per ricordare, una tra le nostre migliori autrici, che con il suo ultimo romanzo è tra i tre vincitori del premio Elsa Morante Ragazzi.
L'autrice romana ha fatto del racconto storico la sua cifra stilistica: Marco Polo, Carlo Magno, Re Artù, ma anche etruschi, egizi, greci e merovingi sono le pagine della storia (a volte più leggendaria) che ha narrato ai ragazzi.
Con il suo ultimo romanzo, la Guerra dei Cent'anni, le battaglie di dinastia tra lorenesi e borgognoni, la ragazza di Donrèmy nella Francia di inizio '400 vengono descritti in “modo appassionante” come dice Bianca Pitzorno.
Ed è proprio con Giovanna D'Arco che quest'anno Teresa Buongiorno ha vinto nella sezione ragazzi il premio campano. La giuria, presidente della quale è Dacia Maraini, ha decretato assieme alla Buongiorno altri due vincitori: Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron (Adelphi) e Nina e i diritti delle donne di Cecilia D’Elia (Sinnos).
La premiazione della XXVI edizione avrà luogo il 26 maggio a Napoli.
David Tolin

martedì 15 maggio 2012

Libri e pesci





Le due foto tratte da Hemingway on Fishing, pubblicato nel 2000 da The Lyon Press, mostrano il piccolo Ernesto alle prese con la pesca in tenera età. Nella seconda mamma Grace e le sorelle ammirano il pescione tirato sú dal Wallon Lake, nel Michingan. Colleziono libri per bambini sulla pesca da quando mio figlio ha pescato la sua prima carpa nel fiume Ombrone in Maremma. Di questa grande passione per la pesca mio figlio ha cercato di scriverne nei testi scolastici, ma poi ha lasciato perdere perché le maestre, ma anche i professori delle medie, poi del liceo, non hanno mai apprezzato né una descrizione tecnica, né un testo "soggettivo" su una attitudine, una passione, se si vuole uno sport, che imbarazza i piú.
Siamo animalisti, molto politically correct e non amiamo parlare di pesca, ma mangiare il pesce a ristorante ci piace molto. I libri per bambini non hanno imbarazzo alcuno a parlare di pesca, ve ne presento alcuni che sono dei veri capolavori: il tedesco, Sein erster Fisch, pubblicato da Peter Hammer nel 2000, il francese Jours de pêche, pubblicato da Seuil nel 2002, e due bellissimi picture books  americani, How to Catch a Fish, Roaring Press, 2007,  e That's Papa's Way, Frances Foster Books, 2009.
Grazia Gotti




lunedì 14 maggio 2012

David Macaulay a Roma



The Way the Things Work é stato un best seller per lungo tempo, cosi come la serie che l'illustratore anglo-americano ha dedicato all'architettura, pubblicata in Italia da Nuove Edizione Romane
Ci sono stati poi lavori piú narrativi, come il racconto ambientato a Roma, pubblicato da Donzelli, che ha per protagonista un anziano restauratore e Silvia, una volatile che abita sul cornicione di una basilica. La storia é toccante e insegna a prendersi cura delle cose, ad aiutare chi ha bisogno e a dedicarsi con impegno ai propri compiti, come portare a termine un restauro sacrificando anche i giorni di festa e rinunciando ad una gita in campagna fra antiche rovine e pini maestosi. David Macaulay é venuto a Roma durante il suo quinto anno alla Rhode Island School, dove ha studiato architettura. Ha certamente visitato una gran quantità di chiese, osservato i piccioni e forse conosciuto Angelo, l'artigiano che con la sua arte si prende cura degli stucchi e con il suo cuore di Silvia.
Grazia Gotti


venerdì 11 maggio 2012

Tomi Ungerer sotto i trenta

Nel 1958, all’età di ventisette anni, Tomi Ungerer pubblica Crictor, il serpente buono. Lo ha fatto per un editore americano che ha affidato a Ursula Nordstrom la cura dei libri per bambini. Con Ursula ha già pubblicato i Mellops e nel 1959, il giovane Ungerer, mostra soddisfatto l’affiche di una mostra di grafica che sicuramente include i suoi lavori (vedi foto). 



Oggi abbiamo di nuovo Crictor, in grande formato, ad un prezzo equo, di questi tempi il prezzo non è un elemento irrilevante, per merito di ElectaKids. Una vecchia storia, scritta e illustrata nel lontano 1958, ha ancora qualcosa da raccontarci? Quali sono gli elementi che la rendono un classico? Proviamo a cercarli insieme. Incipit. In una piccola città della Francia... (Tomi è nato a Strasburgo e cresce a Colmar ) abita una vecchia signora (la vediamo accanto al camminetto e la sua mano sembra sfiorare una foto che ritrae un giovane uomo con i baffi). A seguire la biografia del grande alsaziano viene da pensare alla foto del suo babbo, morto quando Tomi ha quattro anni. Allora potremmo pensare che si tratta di un racconto autobiografico e capire ancor meglio i Mellopos con quel papà ingegnoso, avventuroso e sempre pronto a nuovi progetti, ed una mamma che in ogni storia appare ad avventura finita solo per portare una torta.


Quando lo leggevo al mio piccolo, un po’ mi dispiaceva che la mamma non partecipasse mai alle avventure, ma soprattutto, non sapendo fare le torte, non mi sentivo all’altezza, mi sentivo una mamma che non fa le torte. Ma andiamo avanti con Crictor. La vecchia Madame ha un figlio, che sta lontano, in Brasile, per studiare i rettili. Tomi nel 1956 se ne va in America... La vecchia signora di certo riceve posta dal suo figliolo, e di fatti un giorno le viene recapitato un  grosso pacco di forma circolare che contiene un serpente, un boa conscrictor. E qui l’avventura surreale si fa strepitosa, agita da una mano che disegna divinamente e corroborata da uno humor fine e sottile. Poi, sorprendentemente, Tomi disegna una medaglia al merito, conquistata dal serpente buono, a mio parere il simbolo della potenza del disegno che tutto crea, trasforma e immagina. A lui oltre alla medaglia al merito, nomi di strade, piazze e parchi. Tomi Ungerer ha ricevuto la Legion d’Onore nel 2000 e la città di Strasburgo gli ha dedicato un Museo. Era già tutto scritto?
Grazia Gotti

giovedì 10 maggio 2012

Il cuoco, il sarto e il facitore di figure


All'ISIA di Urbino, in questi giorni, Larissa Bertonasco sta conducendo un workshop dal titolo "Figure per una ricetta". La ricetta, recita il dizionario, è un insieme di istruzioni utili ad un procedimento di trasformazione. Attraverso varie alterazioni degli elementi, si determina qualcosa di diverso dalle materie originarie. Le riflessioni fatte con i ragazzi si sono spostate sul piano della progettazione. La ricetta è un progetto, un percorso di ricerca, di visione, di creazione. Un percorso che prevede attenzione, capacità di dosare gli ingredienti, di fonderli, di controllare il processo di trasformazione. Mentre seguivo il loro lavoro mi veniva in mente un'affermazione di Maurice Sendak relativa al picture book. Sendak nel libro Caldecott & Co. Notes on books & pictures, invitava a riflettere sulla complessità  insita in un libro di figure di qualità:" Bisogna riuscire a dominare costantemente la situazione per ottenere un'apparente semplicità, quella incredibile leggerezza che nasconde l'imbastitura. Come in un abito di buona fattura, basta che un solo punto salti all'occhio ed hai rovinato tutto...". L'abilità del cuoco e quella del sarto accanto a quella dei facitori di figure.

Ho in mano Salto, il nuovo libro di Maja Celia in catalogo per Orecchio Acerbo. E' un racconto di Lev Tolstoj nella bella traduzione di Olga Romanova, che, in appendice, propone un testo di Goffredo Fofi, dedicato al grande autore russo. Una storia breve, all'inizio leggera, poi densa, drammatica, piena di attese. Maja sa dosare gli ingredienti della storia, le sue illustrazioni descrivono la dinamicità delle azioni, raccontano il passaggio dal riso allo stupore attonito, si muovono, attraverso una calcolata regia, dal singolo alla folla, raccontano emozioni forti nel potente uso del colore, sottolineano l'importanza di un epilogo felice e liberatorio, predisponendo il lettore ad una nuova, possibile visione.
Silvana Sola

mercoledì 9 maggio 2012

Il cane che non voleva abbaiare


"Non sapremo mai con certezza, nonostante grandi pagine di grandi scrittori, cosa c'é veramente nella testa di un cane. E' arduo sapere cosa sia la coscienza di Zeno, figuriamoci quella di Bernie o di Jackson. Ma sappiamo, grazie a libri come questo di Salvadori, cosa puó essere la storia - vera, viva, appassionata - di un legame fra un uomo e un cane. La vita di Bernie é la storia di un' esperienza condivisa, di una condivisione crescente e progressivamente allargata a includere sempre piú numerosi aspetti e sfere della giornata; giornata di ventiquattr'ore, ma anche - in senso religioso, religio, legame - giornata terrena. La progressiva conquista (una paziente, astuta, calcolata messinscena) del diritto di Bernie di dormire nel letto dei nonni - un diritto che presto diviene acquisito e indiscutibile - é uno dei motivi piú intensi di questa condivisione di destini."
Claudio Magris, che cura l'introduzione di questo piacevole racconto, rivisita autori come Mann, Svevo, London, Morante, Singer, per giungere ad Alberto Asor Rosa e al recente Animalia del nostro Rettore Stefano Dionigi, curatore della manifestazione "La permanenza del classico" che ha visto appunto gli animali protagonisti della passata edizione. Ho pensato ad un ragazzo che incuriosito dalla storia di Bernie si trovi poi a contatto con le pagine di Magris e alla sua felicità, se ancora non si é trovato difronte ad una scrittura saggistica di un certo rilievo, nello scoprire il piacere del testo non solo narrativo.
Grazia Gotti

martedì 8 maggio 2012

So Long to Maurice

Sordido, nefasto,lindo, patetico e fulminante


Sono aggettivi quelli che Tochtli, otto anni, impara e colleziona.
Conosce solo quattordici persone vive, alcune di queste sono mute, non va a scuola ed esce raramente di casa. Vive con il padre in un palazzo lussuoso ma trasandato e studia con uno stravagante istitutore che sa tutto del Giappone. Tochtli ha la testa rasata, gliela mantiene ben pulita il padre, il re del narcotraffico. Un racconto che piano piano ti si insinua sotto pelle e in sole settantotto pagine ti stende. Non é una scrittura cronachistica, ma una straordinaria invenzione letteraria. Ecco l'incipit: "Alcune persone dicono che sono avanti. Lo dicono soprattutto perché pensano che io sia piccolo per sapere parole difficili.. Alcune delle parole che so sono: sordido, nefasto, lindo, patetico e fulminante. A dire la verità non sono molte le persone che dicono che sono avanti. Il problema é che non conosco molta gente. Forse conosco tredici o quattordici persone e, di queste, quattro dicono che sono avanti. Mi dicono che sembro piú grande. O, al contrario, che sono troppo piccolo per queste cose. O, al contrario del contrario, a volte credono addirittura che sia un nano. Ma io non penso di essere avanti. Il fatto é che ho un trucco, come i maghi che tirano fuori i conigli dai cappelli, solo che io tiro fuori le parole dal dizionario."
Grazia Gotti

lunedì 7 maggio 2012

Puoi riuscire a trattenere il respiro? Per quanto tempo?


Ci sono libri speciali. Libri che ti tengono incollato alla pagina. Libri in cui la lingua e il plot narrativo sono occasioni di vero stupore.
Un'estate lunga sette giorni, in catalogo per Rizzoli nella bella traduzione di Alessandra Valtieri, è un libro speciale.
Il romanzo, frutto del lavoro dello scrittore tedesco Wolfang Herrndorf, è stato insignito del premio Deutscher Jugendliteraturpreis.
Un romanzo che racconta una vita al margine, al margine della società, al margine della famiglia, al margine della comunità dei coetanei.
Si chiamano Maik e Tschick i protagonisti, hanno lo sguardo attento di adolescenti curiosi, la volontà di andare oltre la linea d'ombra, il desiderio di avere accanto adulti che si accorgano della loro esistenza. Si fanno domande e provano a mettere in campo possibili risposte.
Nella perfetta scrittura di Herrndorf ho ritrovato il Giovane Holden di Salinger, e poi Hal, il ragazzino trovato a ballare sulla tomba dell'amico, messo in pagina da Aidan Chambers e anche i  protagonisti di un libro che avevo molto amato, utilizzato nei percorsi che presero avvio da Dove vanno le anatre d'inverno?, un progetto di promozione alla lettura per adolescenti iniziato nel lontano 1995. Il romanzo è Tiro al bersaglio, di Henri-Frederic Blanc, oggi fuori catalogo.
Un'estate lunga sette giorni è un alto esempio di letteratura, è per ragazzi, ma è, come tutti i libri di qualità, per tutti.
"Le scritture e le letture adolescenziali devono giovarsi di punti di riferimento molto alti, pur mentre si richiede, come oggi fortunatamente avviene, che i temi siano precisi, dettagliati, minuziosi, attuali. Ma occorrerebbe che gli adulti decisi a porgere, a regalare, a spiegare, a coinvolgere, non ignorassero gli altri paradigmi di cui possono valersi. C'è qualcuno disposto a negare l'importanza del ragazzo, dell'adolescente Ferdinand in Morte a credito di Celine?" Antonio Faeti (Nel dedalo di Dedalus, in Dove vanno le anitre d'inverno?, Giannino Stoppani edizioni, 1995)
Silvana Sola

venerdì 4 maggio 2012

Uno studio tutto per sé


“…dicono che da un certo momento ogni estate lei si mise a distruggere a colpi di scalpello tutte le opere scolpite nell’annata. E io dico che così tornava ad essere maestra di se stessa.”
Ci sono libri che spingono al coraggio. Uno studio tutto per sé di Federica Iacobelli è uno di questi. Il fil rouge che collega i quattro protagonisti (Bella e suo nonno, Dora e Clara) è lo spazio. Spazio pittorico, spazio scenico, spazio dell’anima e delle sue contraddizioni, spazio che rende libero lo sguardo e chiari gli obiettivi. Spazio dell’agire. E’ un libro che vien voglia di riprendere in mano più volte, con la certezza di riuscire a inebriarsi della frase giusta al momento giusto, perché del fare artistico c’è tutto: tecnica, storia, talenti, sogni, gusto, delusioni, fatica, mercato, passione.
Sono tanti gli interrogativi che le tre amiche si pongono durante un’intera estate, scambiandosi e-mail furtive ma intense. E’ il loro piccolo segreto, che presto s’incarnerà in qualcosa di grandioso: il difficile binomio donna-artista verrà smantellato e ricomposto, rimesso a nuovo, lucidato e fortificato. Immagino Clara con il suo temperamento femminista, chiusa nella sua stanza, con una gran voglia di esplodere e rivendicare i suoi sforzi. Clara come Camille Claudel, o come la ribelle Leonora Carrington. Bella invece la figuro intenta a discutere animatamente con suo nonno, sempre in preda al suo lieve ma costante tormento: scrivere o dipingere? Un po’ Vanessa Bell un po’ Virginia Woolf. E poi c’è Dora, la ricca e frivola viaggiatrice, più da vernissage che da studiolo, potremmo dire. Eppure quel riscatto rivive anche in lei, anzi, forse con ancora più forza e autenticità perché non basta lo studio, non basta il talento, non basta l’ingegno: bisogna farsi spazio. Essere artista per una donna non deve voler dire vergognarsi, non dev’essere sinonimo di ‘senza professione’, non può stare ad indicare una mancanza di aspirazione. E mentre scorgo tra le righe lo sguardo fiero e commosso del nonno, ricordo la frase che un mio buon maestro disse un giorno…“quando nelle persone sarà stata iniettata la smania di perfezionamento sarà allora che l’educazione avrà svolto il suo compito”…ed è questa la storia dell’arte che avrei voluto studiare a scuola.
Michela Diciocia

giovedì 3 maggio 2012

Albi illustrati


...L'albo illustrato prende vita nella doppia dimensione, quella artigianale e privata dello studio dell'autore-illustratore, e quella aperta dell'officina editoriale e del mercato del libro, dove evolve la sua esistenza di oggetto riproducibile, cioè nelle stamperie, nei magazzini, nelle librerie, nelle biblioteche, dove viaggia prima di incontrare le mani dei lettori, adulti e bambini fin dalla primissima infanzia.
L'albo, come la letteratura per ragazzi tutta, contiene rappresentazioni e metafore d'infanzia, e offre quindi un privilegiato specchio dell'immaginario collettivo; dunque la sua narrazione ha sempre una dimensione anche storica e sociale, legata a tempi e situazioni, mentre configura un osservatorio pedagogico ed esistenziale sulle avventure della crescita e sul cambiamento umano.
Come ogni opera letteraria, l'albo illustrato è anche un'opera aperta...


Giovedì 3 maggio alle ore 17.30
Piazza del Collegio Romano 5, Roma 
nel ciclo di incontri letterari “I Giovedì di Santa Marta” verrà presentato il volume di Marcella Terrusi “Albi illustrati. Leggere, guardare nominare il mondo nei libri per l’infanzia”.
Prefazione di Antonio Faeti. Carocci editore, 2012.
Intervengono Concita De Gregorio, Manuela Trinci e Patrizia Zerbi. Coordina Silvana Sola. Sarà presente l’Autrice.

mercoledì 2 maggio 2012

L'esercizio della critica


Etienne Delessert é intervenuto a proposito del catalogo della Mostra Illustratori della Fiera  assumendosi la responsabilità di dire ció che molti pensano (sono parole sue).
Ho conosciuto Etienne nel 1992, a Bologna. Non ricordo i dettagli, parlavo un inglese molto approssimativo, bastevole per leggere i libri che lui aveva illustrato e per dialogare con Quentin Blake, Anthony Browne, David McKee, Catherine Brighton, Tony Ross, Helen Oxenbury, John Birmingham, a Bologna per la Fiera e per la mostra Pictures che si tenne a Palazzo Re Enzo, proprio sopra la libreria Giannino Stoppani, appena inaugurata. Andammo a cena e a notte fonda volle visitare la libreria. Non l'ho piú incontrato ma riconosco nelle sue parole di oggi il suo pensiero di allora. Etienne non fa riferimento solo alle illustrazioni, sottolinea anche la debolezza dal punto di vista della storia, dei personaggi. Dice anche che Sendak é del suo parere e che vorrebbe conoscere quello di Antonio Faeti. Sarebbe bello incontrarsi e continuare, invitando anche i giovani critici. Non solo sulla rete, vi prego, é un ambiente troppo inquinato, meglio la luce del sole e le facce vere. Per un incontro in carne ed ossa mi piacerebbe avere come sfondo una bacheca di libri, ad esempio gli oltre sessanta titoli di Harlin Quist, fra i quali si trova il lavoro di Delessert in coppia con Ionesco. Ne posseggo alcuni e ieri, in omaggio a Delessert, me li sono riguardati. Qui un assaggio...
Grazia Gotti




lunedì 30 aprile 2012

Annalena McAfee




Ho cominciato a leggere L'esclusiva attratta dalla copertina e da alcune note in quarta:

"Un romanzo che avvince... McAfee ha un talento particolare per il dettaglio e una comicità pungente". Annalena McAfee ha lavorato nella carta stampata per piú di tre decenni. L'esclusiva é il suo primo romanzo. Sono un'appassionata della carta stampata. Se Annalena scrive da un trentennio, io acquisto da un trentennio almeno due giornali al giorno, con supplementi il sabato e la domenica e, di tanto in tanto, un po' di stampa estera quando le tasche me lo consentono. Non riesco, nonostante il tablet, a non acquistare la carta. Vado in edicola molto presto il mattino, poi me li tengo vicini per tutta la giornata, fino a sera, quando me ne distacco e li abbandono un po' in giro. L'indomani mi devo prender cura di nuovo di loro, li raccolgo e di tanto in tanto li smaltisco, e per fare ció devo anche usare l'automobile. Spesso prima di destinarli al macero li sfoglio per l'ultima volta alla ricerca dell'intervista imperdibile, dell'articolo sulla scienza da conservare per mio figlio, che regolarmente commenta che trattasi di una scemenza che va bene per me che non so niente. Mi piace lo stile di Annalena e mi piace ritornare alla Londra di fine Anni Novanta, dove lei ambienta il suo romanzo. Scrive bene, é ricca di riferimenti, uno spasso. Mi interrompo perché voglio sapere di lei. Nessuna nota biografica nel volume, ma con il leggerissimo  IPad apprendo con piacere che é anche l'autrice di due storie per bambini che ho amato moltissimo, Kirsty Knows Best and The Visitors Who Came To Stay, entrambe illustrate da Anthony Browne. Kirsty ha sempre fatto pensare e ridere i miei alunni, ammirati anche dalla straordinaria qualità delle illustrazioni di Anthony. Torno al mio romanzo con piena soddisfazione e felicità. Il romanzo é dedicato a Jan, il suo compagno, Jan McEwan, il celeberrimo scrittore.

Grazia Gotti